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Celebration Force 2026 a Vicenza: lo Star Wars Day italiano che ogni fan deve vivere

A volte basta una data sul calendario per accendere qualcosa che somiglia più a un ricordo che a un evento, e quel 3 maggio ormai ha iniziato a comportarsi esattamente così, come una specie di checkpoint emotivo per chi è cresciuto con le astronavi che sfrecciano nell’iperspazio e le spade laser che fanno quel suono impossibile da dimenticare anche se hai cambiato mille gusti, mille piattaforme, mille versioni di te stesso.

Vicenza, quest’anno, non è semplicemente una città che ospita un raduno: diventa una piccola deviazione nella galassia di Star Wars, un punto dove il fandom si ricompatta e torna ad avere un volto, una voce, un’energia che nessun algoritmo riuscirà mai a simulare davvero. La seconda edizione del Celebration Force 2026 non è solo un evento, è quella cosa che succede quando la passione smette di essere digitale e torna fisica, rumorosa, condivisa, fatta di risate, foto, gente che ti parla come se vi conosceste da sempre solo perché avete riconosciuto lo stesso simbolo su una maglietta.

E io non riesco davvero a far finta di niente, perché ogni volta che si avvicina lo Star Wars Day mi ritrovo automaticamente catapultato indietro, tipo quando da piccolo riguardavo le VHS consumate e mi convincevo che prima o poi avrei imparato anche io a usare la Forza, magari non per sollevare un X-Wing ma almeno per trovare il telecomando senza alzarmi dal divano. Poi cresci, scopri internet, scopri il cosplay, scopri che esistono persone che costruiscono armature più credibili di quelle dei film, e a un certo punto ti ritrovi qui, a contare i giorni per un evento in un centro commerciale che però, per una giornata, smette completamente di essere un centro commerciale e diventa qualcos’altro.

Dentro il Centro Commerciale Palladio, quella domenica, succede una cosa strana: la normalità si piega, si trasforma, si riempie di dettagli che riconosci subito, anche se non li hai mai visti lì prima. Le spade laser non sono più oggetti da collezione ma strumenti vivi, gestiti da gente che le usa davvero, che le studia, che ci costruisce coreografie sopra come fossero arti marziali venute da un altro pianeta, e guardandoli ti rendi conto che George Lucas forse aveva capito tutto prima degli altri, perché quella mitologia funziona ancora oggi, in mezzo ai social, ai meme, alle IA, alle infinite distrazioni.

E poi c’è quella parte che mi manda completamente fuori di testa, quella che ti fa capire che non sei solo spettatore ma puoi entrarci dentro davvero, anche se per pochi minuti: la possibilità di diventare un Padawan, di prendere in mano una spada laser e fare quel gesto che hai imitato mille volte davanti allo specchio senza mai ammetterlo davvero a nessuno. Non è solo gioco, è una specie di rituale nerd collettivo, una cosa che funziona perché tutti lì dentro sanno perfettamente cosa significa.

Il Sabacc, poi, è un’altra di quelle cose che sembrano dettagli ma in realtà raccontano tutto: un gioco inventato per un universo narrativo che esce dallo schermo e diventa torneo reale, con gente che si sfida come se fosse seduta al tavolo con Han Solo, e sì, lo sappiamo tutti che nessuno vincerà il Millennium Falcon, ma il punto non è quello, il punto è sentire per un attimo che quella storia è reale abbastanza da poterla toccare.

E nel mezzo di tutto questo arriva anche qualcuno che quella galassia la disegna davvero, qualcuno che ci lavora sopra, che la traduce in immagini nuove: Igor Chimisso. Non è solo “l’ospite”, è uno di quei momenti in cui il confine tra fan e professionista si accorcia fino quasi a sparire, perché lo guardi disegnare e capisci che quella passione può diventare anche mestiere, che non è solo qualcosa da consumare ma qualcosa che puoi costruire, reinterpretare, far evolvere.

E poi ci sono loro, i cosplayer, che secondo me sono sempre la parte più potente di eventi così, perché trasformano tutto in qualcosa di vivo. Non stanno semplicemente indossando un costume, stanno letteralmente abitandolo, stanno portando in giro pezzi di una storia che conosciamo tutti ma che ogni volta cambia leggermente, perché cambia chi la racconta. Ti ritrovi davanti a Darth Vader mentre sei in fila per un caffè e per un attimo ti sembra normale, ed è lì che capisci quanto è forte davvero questa roba.

Il bello di Celebration Force sta proprio in questo equilibrio strano tra organizzazione e caos creativo, tra programma e improvvisazione, tra chi arriva preparato con armature incredibili e chi si presenta solo con una t-shirt e la voglia di esserci. Non è un evento ufficiale, non ha il marchio diretto di Lucasfilm o Disney, e forse è proprio per questo che funziona così bene: è libero, è autentico, è costruito da persone che amano davvero questo universo e lo trattano come qualcosa da condividere, non da vendere.

E mentre penso a quella domenica mi viene da sorridere perché so già come andrà a finire, so già che scatterò più foto di quante ne riguarderò, che tornerò a casa con almeno un gadget inutile ma imprescindibile, che mi ritroverò a parlare con perfetti sconosciuti di cose ultra specifiche tipo le differenze tra le varie trilogie o le serie spin-off che hanno diviso il fandom negli ultimi anni.

Alla fine è sempre la stessa storia, cambia solo il contesto: cerchi un evento e trovi una community, cerchi un raduno e trovi un pezzo di identità. E forse è questo il motivo per cui ogni volta che si avvicina il 4 maggio, o anche solo il weekend prima, qualcosa dentro si riattiva, come se quella frase – “che la Forza sia con te” – non fosse mai stata solo una battuta da film ma un codice condiviso tra persone che, in modi diversi, continuano a riconoscersi.

E adesso sono curioso di sapere una cosa, senza filtri: voi da che lato della galassia vi presentate? Jedi, Sith, contrabbandieri, spettatori… o semplicemente gente che non riesce ancora a smettere di crederci davvero?

L’articolo Celebration Force 2026 a Vicenza: lo Star Wars Day italiano che ogni fan deve vivere proviene da CorriereNerd.it.

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