Star Wars: Clone Wars di Genndy Tartakovsky

Guerre Stellari: Clone Wars, è l’ennesima trovata geniale di George Lucas, una serie animata che unisce idealmente le pellicole della saga di Star Wars che ha avuto il 20 Maggio il suo epilogo. Questa saga è stata messa in onda dal Novembre 2003 ed è composta da 20 episodi di tre minuti ciascuno a cui si collegano gli ultimi 5 episodi conclusivi che hanno una durata maggiore (circa 15 minuti). Coprodotta dall’emittente satellitare Cartoon Network (che ne è anche l’emittente esclusiva) e dalla leggendaria LucasFilm Clone Wars è stata realizzata dal team creativo guidato di  Genndy Tartakovsky, l’autore, tra gli altri, di Samurai Jack e Il Laboratorio di Dexter. Clone Wars narra tutti gli accadimenti che intercorrono dalla fine dell’ “Attacco dei Cloni” fino a pochi attimi prima dell’inizio della “Vendetta dei Sith”. Nella serie animata viene ampiamente descritta la guerra civile che vede di fronte la Repubblica intergalattica dei Jedi e il movimento Separatista guidato dal malvagio conte Dooku. I valorosi Cavalieri (Yoda, Obi-Wan Kenobi, Mace Windu e Anakin Skywalker) guideranno l’Esercito dei Cloni contro la minacciosa armata droide ed i più pericolosi guerrieri oscuri Sith.
 

Al centro della narrazione c’è naturalmente la battaglia interiore di Anakin Skywalker che si manifesta nelle epiche azioni belliche che compie nel corso della serie animata. Epico e il suo lunghissimo duello con la guerriera oscura Asajj Ventress, protetta dal conte Dooku. Il giovane crescerà notevolmente nel corso della serie e darà agli spettatori la giusta chiave di lettura per capire in maniera ottimale il passaggio che lo vedrà trasformarsi in Darth Vader. Un ulteriore elemento chiave di Clone Wars è l’entrata in scena di una nuova nemesi per gli Jedi, il pericolosissimo Generale Grievous, che è il fulcro delle sorti della battaglia che ha il suo epilogo nell’ultimo capitolo della Saga Stellare “La Vendetta dei Sith”. Lo stesso produttore di Star Wars, Rick McCallum, ci conferma «Nel film L’Attacco dei Cloni abbiamo visto che il Conte Dooku (Christopher Lee) era il leader del movimento separatista e l’istigatore della Guerra dei Cloni, nel “La Vendetta dei Sith”, incontreremo il Generale Grievous, leader militare dell’armata droide, in parte alieno e in parte robot. Grievous è un fine stratega ma anche lo Jedi più esperto nel combattimento corpo a corpo che la Galassia abbia mai conosciuto». «Introdurre il personaggio di Grievous nella serie animata è stata una grandissima responsabilità», afferma lo stesso Genndy Tartakosky. «Lavorare sui personaggi dell’universo Star Wars è stato difficile per tutti noi del team di Clone Wars, ma aiutare a realizzare un nuovo personaggio che entrerà nella mitologia, ci ha fatto sentire davvero parte della famiglia di Star Wars. Inoltre, il fatto che si tratti di un potente malvagio è stato ancora più stimolante». Grievous è l’unione perfetta tra organismo vivente e cibernetico, quasi una riflessione degli autori sulla pericolosa via che l’umanità sta prendendo nella vita reale al di fuori dello schermo.

Clone Wars è un’operazione importante per tutta la saga di Star Wars, un racconto che seppur partito come “serie a se stante”, rispetto alle pellicole cinematografiche, è diventato invece parte integrante del filo narrativo di George Lucas, tanto che, non si può fruire “La Vendetta dei Sith” in maniera chiara senza aver visto gli ultimi episodi del cartone animato. Un tentativo dunque, che è nel corso del tempo ha superato di molto, lo scopo per cui era stato creato, avvenimento non troppo estraneo alla vita artistica di Lucas. Consigliato ovviamente per tutti i fan della saga, forse tende alla lunga ad annoiare dei “comuni spettatori”. Bellissimi ed imperdibili invece gli ultimi 5 episodi che da soli valgono tutta la serie.

Una particolare analisi va sicuramente dedicata alla tecnica artistica che sta dietro alla realizzazione di Clone Wars. L’animazione della serie risente tantissimo delle precedenti produzioni di Genndy Tartakovsky, Il Laboratorio di Dexter ma ancor di più Samurai Jack, da cui prende sia il tipo di tratto che sopratutto il particolare utilizzo dei dialoghi dei personaggi. Il tratto dei protagonisti di Clone Wars è spigoloso, assai marcato, tipico delle produzioni moderne americane. Il colore è freddo, metallico, impersonale, e riempie in maniera omogenea tutte le superfici disponibili senza sfumature o cambi di tonalità. Le espressioni sono realizzate in maniera intelligente, bastano solo pochi frame, una palpebra leggermente alzata, un ghigno solo abbozzato per scatenare una complice reazione nello spettatore che comprende facilmente ciò che sta avvenendo sullo schermo.  Le scene sono statiche, con tratti leggeri estremamente stilizzati in cui solo alcuni particolari, quelli utili alla trama, staccano dallo sfondo. Particolarmente curati sono, invece, gli elementi naturali e atmosferici tanto che danno uno spessore diverso alle immagini e dunque alla narrazione. Discorso speciale va per l’utilizzo delle armi, delle astronavi e degli effetti speciali in genere. I laser, che fuoriescano dalle else dei Jedi o dai potenti fulminatori dei Cloni, sono coloratissimi e staccano parecchio rispetto ai colori spesso spenti delle scene: le lame guizzano in maniera veloce, assai precisa, creando un pathos notevole alla narrazione; nelle scene di battaglia i colpi dei fucili guizzano sullo schermo come un turbinio veloce e accecante di linee dai toni accesi. Notevoli sono le animazioni riguardanti le astronavi, le battaglie intergalattiche e gli inseguimenti. La camera virtuale si muove assai rapidamente in maniera perfettamente realistica, almeno per i canoni a cui siamo abituati quando parliamo di Star Wars: lo spettatore è coinvolto nei movimenti repentini di queste astronavi ed è notevole il feedback emotivo che si prova.

La colonna sonora vera e propria è del tutto in linea che il feeling musicale originale di John Williams utilizzando anche i motivi principali della saga cinematografica per dare risalto alle scene più suggestive e utili ai fini della narrazione. Il silenzio invece è l’elemento più rappresentativo a livello sonoro. I dialoghi sono pochissimi, ridotti all’osso ed estremamente ricchi di epica. Scelta particolare già apprezzata in Samurai Jack per dare maggior rilievo alle immagini cariche di pathos nelle quali un commento vocale sarebbe solo un’inutile surplus. Proprio questa è la chiave per capire la realizzazione di Clone Wars.

Nella serie animata tutto è ridotto all’essenziale, dal tratto, all’animazione al sonoro, essenzialità che si rifletta nell’estrema nitidezza e pulizia delle immagini, l’epicità dei pochi dialoghi, le situazioni solo stilizzate: il fruitore sa che cosa deve vedere, quindi non c’è bisogno di forzare la sua percezione ne di superare la sua fantasia. Ogni immagini è li al suo posto, non c’è bisogno di altro. Un’alternativa assai diversa rispetto all’anime del Sol Levante, tanto che forse i due stili risultano completamente incompatibili alla fruizione.

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