La verità su The Last Jedi

Questo articolo è volto a chiarire molti aspetti del nuovo Episodio di Star Wars che non sono stati colti, o che sono stati travisati e male interpretati dalla maggior parte del pubblico, alzando così un polverone tra i fan di Star Wars, secondo me, assolutamente ingiustificato. Io ho letteralmente amato Episodio VIII. È stato un capitolo diverso, un’innovazione rispetto al solito, ma soprattutto un grande film in cui emergono tematiche importantissime di Star Wars.  Queste erano sempre presenti negli altri film, ma mai erano state approfondite così come in questo capitolo. La pellicola, per la sua natura sta dividendo il pubblico, anche se questo, alla luce di quanto esporrò, è paradossale.

La cosa veramente triste, però, è che pare che in pochi lo abbiano veramente capito. E la cosa mi dispiace molto perché questo film, come nessun altro film della saga, seppur con toni abbastanza diversi, ha saputo portare alla luce il vero filo conduttore di Star Wars. Io credo che The Last Jedi abbia segnato in maniera grandiosa l’inizio della svolta per chiudere il cerchio tra tutti i film di Star Wars (o almeno quelli incentrati sulle vicende della famiglia Skywalker). Per comprendere questo aspetto, bisogna un attimo distaccarsi dalle scene singole, da cosa ci saremmo aspettati di vedere, e considerare invece questo ottavo capitolo della saga nella sua totalità.  Da ora in poi saranno presenti tantissimi SPOILER importanti su The Last Jedi, dunque consiglio la lettura solo in caso abbiate già visto la pellicola.
Faccio una premessa: se la trilogia originale ci mostrava Star Wars come “la storia di Luke”; poi con l’aggiunta della trilogia prequel il tutto veniva ad essere inteso come “la storia di Anakin”; ora con questa trilogia io mi sento di dire che Star Wars nel suo complesso è “la storia degli Skywalker e della Forza“. Innanzitutto voglio mettere le mani avanti sulla prima critica che si fa a questo film, ovvero che si è distaccato troppo dalla storia originale e che quindi Episodio IX sarà alla stregua di uno spin off: non è infatti vero che questo film trancia ogni collegamento col passato. Leia (intesa come personaggio) è ancora viva, ci sono sempre anche R2-D2 e C3PO ed è presente anche (e soprattutto) Kylo Ren, il quale fa Solo “solo” di cognome, ma di fatto è il discendente di Anakin, dunque uno Skywalker. Ha in sé l’eredità degli Skywalker.

Quindi, nonostante Luke sia morto, non è vero che ora ci troviamo con un Episodio IX senza legami con i precedenti, come qualcuno asserisce. La famiglia Skywalker c’è ancora (e non dimentichiamoci poi che Anakin esiste come fantasma di Forza, e a questo proposito sono davvero convinto che lo vedremo nel prossimo film). Concentriamoci ora sulla Forza e su Rey. Come non mai essa è presente nel film; ne è quasi la protagonista, balzando agli occhi anche dello spettatore più disattento. E lo fa in un modo davvero inedito per Star Wars, approfondendo finalmente, in modo magistrale, la tematica dell’Equilibrio. Ci troviamo di fronte alla naturale svolta epocale nel modo di concepire la Forza nella Galassia Lontana Lontana; svolta che, in effetti, era partita in maniera sottile già da Episodio I con Anakinil Prescelto che avrebbe portato Equilibrio nella Forza, e dall’occhio lungo che ebbe in questo il grande Qui-Gon Jinn, vero e proprio deus ex machina di tutta la saga, il quale aveva capito tutto fin dall’inizio sulla questione dell’Equilibrio della Forza.

Ma che cos’è questo Equilibrio? I Jedi, seguaci della Luce e rispettosi di un severissimo Codice che chiudeva ogni forma di oscurità, erano erroneamente convinti che Equilibrio significasse l’estinzione dei Sith, i seguaci dell’Oscurità. Secondo loro Anakin sarebbe stato colui che avrebbe distrutto i Sith e riportato la pace nella galassia e dunque l’equilibrio. Ma questo appunto era concettualmente sbagliato, siccome l’assenza di Oscurità non è di certo un equilibrio, e questa loro convinzione li ha portati alla rovina, come ricorda Luke in questo episodio e come ben sappiamo noi tramite i Prequel e The Clone Wars. Equilibrio significa solo due cose: o la parità tra Luce ed Oscurità o l’assenza di entrambe. E in effetti Anakin farà poi proprio questo in Episodio VI: grazie a Luke, che ebbe la funzione di “catalizzatore del Lato Chiaro” per suo padre, risorse dall’oscurità e uccise l’Imperatore (Lato Oscuro) e sé stesso (Lato Chiaro), lasciando il conteggio a zero e dunque portando Equilibrio.

Per quanto riguarda Luke, invece, egli fu il primo Jedi vivente a cogliere questo aspetto, riuscendo a sconfiggere il padre grazie ad una fugace tentazione del lato oscuro, per poi riuscire a fermarsi in tempo resistendo alle lusinghe di Palpatine: una vera e propria svolta epocale. Un atto ripetuto poi da Rey in Episodio VII quando sconfigge Kylo Ren con la stessa modalità. Luke dunque, dopo quel momento, fu l’ambasciatore dell’Equilibrio portato da Anakin: capendo il segreto di tutto, fondò una scuola Jedi del tutto nuova, come gli suggerì Yoda, basata sull’Equilibrio tra i due lati, affinché non venissero ripetuti gli errori dei vecchi Jedi. Poi però sorse un problema: Ben Solo. Un discendente di Anakin che aveva una naturale predisposizione verso il lato oscuro sempre crescente in lui, uno squilibrio. Squilibrio che Luke non seppe gestire e lo mandò in crisi tanto da fargli passare nella mente per un attimo il pensiero di uccidere Ben a sangue freddo.

Una volta perduto Ben, si colpevolizzò del passaggio al Lato Oscuro e della distruzione della sua accademia da parte del nipote, e per lo shock si autoesiliò su Ahch-To chiudendosi alla Forza, come detto da Rey. Questo atto lasciò la Forza squilibrata verso il Lato Oscuro. Ecco che allora adesso in The Last Jedi entra in gioco la vera protagonista di Star Wars, filo conduttore di tutti i film: La Forza. Capiamo infatti una cosa importantissima: essa tende sempre ad autoequilibrarsi col tempo. Dopo aver essa stessa concepito Anakin, il Prescelto, per portare l’Equilibrio, ora a causa di un nuovo squilibrio essa ha provveduto a bilanciare di nuovo le cose in un modo diverso, risvegliando la componente chiara in un essere casuale: Rey. Una ragazza qualsiasi. Come afferma Snoke infatti: “Sentendo l’oscurità crescere dentro di te [Kylo Ren] sentivo anche il tuo equivalente nella luce crescere a sua volta. Skywalker, pensavo. Sbagliando.”.

Non serve quindi che Rey debba essere per forza una figlia d’arte, come tutti pensavamo. La Forza non è infatti prerogativa dei Jedi, come dice saggiamente Luke in questo episodio. Tant’è che, se pensiamo alla trilogia prequel, essa scelse una madre umilissima per partorire il Prescelto Anakin, non una Magistra Jedi. Ora ha scelto di “risvegliarsi” in un’altra donna umile, Rey. Il tutto quindi quadra, e anzi fa assumere ancora più importanza e senso al titolo di Episodio VII e alla saga tutta. Inoltre, c’è da aggiungere che Rey prima del suo “risveglio” era cresciuta, come molti altri nella galassia (il bambino alla fine del film è emblematico), con il mito di Luke Skywalker e dei Jedi. Infatti, ne il Risveglio della Forza, lei al nome di Luke risponde: “Luke Skywalker? Pensavo fosse un mito!”.

Questo ha fatto sì di far crescere dentro di lei, inconsciamente, la consapevolezza dell’esistenza di questa Forza che tutto permea. Si spiega dunque anche il motivo per il quale in Episodio VII lei fosse a conoscenza del trucco mentale Jedi ancora prima di sperimentarlo. Ecco quindi spiegata anche l’ultima sequenza di The Last Jedi: il bimbo “nessuno”, stalliere del pianeta Canto Bight  al quale Rose lascia l’anello della Resistenza, ascolta con passione ed emozione le storie di “Luke Skywalker, maestro Jedi”, raccontate dal suo amichetto esaltato dalle imprese di questo eroe dotato di poteri eccezionali. Lentamente, giorno dopo giorno, egli scopre di avere dentro se quella stessa energia, la Forza, da poter controllare. Ecco quindi che lo vediamo afferrare la scopa con la Forza, guardando il cielo con speranza e determinazione e impugnando la mazza come fosse una spada laser. Una scena di pura poesia.

Ci troviamo quindi ora di fronte ad un nuovo equilibrio: Rey e Kylo Ren, gli ultimi rappresentanti duali dei due lati della Forza, i quali sono però entrambi personaggi così sfaccettati e complessi (la loro connessione poi è stata qualcosa di eccezionale e di inedito, come modalità, in Star Wars) tanto da rendere assolutamente non banale la futura trama di Episodio IX, il quale sarà davvero l’atto finale, la resa dei conti tra le due fazioni “dell’unica vera lotta” (cit. Maz Kanata), ma tra due personaggi assolutamente non stereotipati, che renderanno imprevedibile l’evolversi degli eventi nel prossimo film.

A questo proposito si può rileggere la morte di Snoke come un evento necessario per sottolineare che, in questa trilogia, colui che conta davvero è Kylo Ren, e non Snoke; il quale è stato solo il “catalizzatore del Lato Oscuro” per Kylo Ren. Certo, la non spiegazione di chi lui sia e di come sia nato il Primo Ordine, probabilmente resteranno un mistero, o diventeranno la scusa per un futuro spin off o fumetto o romanzo, così come il mistero legato al ritrovamento della spada di Anakin da parte di Maz Kanata. Tuttavia, nell’economia del senso di questa trilogia e della saga, la figura di Snoke era inutile e dannosa, e quindi si capisce la scelta di eliminarlo.  The Last Jedi mostra dunque come le certezze dei Jedi e le nostre, siano in realtà fallaci: stiamo entrando in una visione nuova, ma che in realtà c’è sempre stata, secondo la quale la Forza circonda tutto e tutti, come detto da Yoda in Episodio V. Essa è vita, morte, pace, violenza, luce, oscurità… Ed è dentro di noi! Non la si deve quindi intendere come prerogativa dei Jedi e nettamente distinta tra Lato Chiaro e Lato Oscuro come per millenni hanno erroneamente fatto Jedi e Sith, ma intenderla nella sua vera essenza: l’Equilibrio.

Questo film dunque non è per nulla un film che spacca la saga in due, è anzi l’esatto opposto: è il film che ha fatto emergere il filo conduttore occulto della saga di Star Wars e che getta le basi per l’ultimo capitolo conclusivo, nel quale ci sarà la definitiva chiusura del cerchio in tutto e per tutto.

Mentre The Last Jedi è al cinema già da un po’, la gente continua a discutere se questa pellicola sia un bel film di Star Wars o una colossale presa in giro.  ungo tutta la durata di The Last Jedi accadono grandi e piccoli avvenimenti, uniti tutti da un filo conduttore unico, che collega la storia di questa saga con cosa si prospetta avanti ad essa per concluderla definitivamente.

Luke si era autoesiliato di proposito per non essere trovato, per rifugiarsi in un luogo sacro sperduto e pieno di pace dove poter espiare il proprio fallimento. Tant’è che in Episodio 7 Han dice: “Per quelli che lo conoscono meglio è andato alla ricerca del primo Tempio dei Jedi.” Ma nessuno sa dove perché non l’ha detto e né ha lasciato indicazioni! Lui voleva sparire, punto e basta. Sbaglia infatti chi pensa che sia stato lui a mettere la mappa in R2. J.J. Abrams ha infatti dichiarato che in Episodio IV R2 aveva avuto accesso al mainframe dell’Impero, quando i protagonisti stavano cercando Leia. Il droide si era collegato al database della Morte Nera, e in quel modo aveva ottenuto la mappa integrale, che includeva i Templi Jedi. Tanti anni dopo, quei dati sono diventati utili quando un nuovo droide di nome BB-8 si avvicina a R2 e gli dice, nel loro linguaggio, di avere un pezzo di una mappa particolare, chiedendogli se per caso aveva il resto. Ed ecco che a queste “parole” R2 si riattiva. A conferma di ciò, in Episodio VII Kylo Ren afferma che era l’Impero ad avere le informazioni sui Templi Jedi dicendo: “Noi abbiamo il resto della mappa, presa dai vecchi archivi dell’Impero, ma ci manca l’ultimo pezzo.” Ultimo pezzo che era in mano di Lor San Tekka, il quale essendo uno degli ultimissimi baluardi della cultura Jedi, possedeva anch’egli delle mappe di navigazione per i Templi Jedi, o per lo meno dei pezzi di esse. Ai nostri interessava in particolare la mappa del primo tempio dei Jedi, e lui a quanto pare di quella aveva solo quel pezzo, ovvero il complementare di quello che R2 scaricò sulla Morte Nera in Episodio IV.

Il tanto discusso atto di Luke di lanciare via la spada del padre è un’anticipazione di quello che capiremo dopo: Luke si è autoesiliato perché si è sentito tradito dalla Forza, da sé stesso e dal passato. È un uomo distrutto, che ha perso tutto ciò che contava di più per lui: la sua scuola Jedi, suo nipote. Un uomo “andato a morire” su un’isola proprio per questo suo fallimento. La spada quindi gli riapre una vecchia ferita, e la lancia via proprio per dimostrare a Rey (e a noi) tutto il disagio che ha dentro di sé. Il suo fallimento è legato ovviamente al nipote Ben: egli non ha saputo gestirlo, provando addirittura, per un attimo, ad ucciderlo a sangue freddo, cosa che ha scatenato definitivamente le ire di Ben e la conseguente distruzione della sua scuola. Luke quindi è deluso da se stesso, capendo soprattutto di aver deluso un ragazzo (tra l’altro suo nipote). Si sente un fallito, e come lui ogni tipo di filosofia Jedi. Si colpevolizza per tutto questo.

I dadi che Luke trova sul Millennium Falcon e che poi mostra a Leia sono i dadi truccati con i quali Han Solo vinse al gioco il Falcon contro Lando Calrissian, imbrogliandolo. Essi, se ci facciamo caso, erano appesi nella cabina di pilotaggio del Falcon in Episodio IV. L’averli dati a Leia è stato quindi un sottile segno dell’inganno che stava mettendo in atto. Li rivedremo probabilmente in “Solo”.  R2-D2 per convincere Luke ad addestrare Rey gli lancia il “colpo basso” del vecchio messaggio di Leia di Episodio 4: la cosa particolare che ho apprezzato, oltre al gesto in sé, è stata finalmente la traduzione decente della frase: “Un tempo servisti sotto mio padre durante la guerra dei CLONI”, e non il “guerra dei quoti” che sentiamo in Una Nuova Speranza.

Dal film capiamo che il tracciamento dall’iperspazio è una nuova tecnologia sviluppata dal Primo Ordine. Pochi si saranno accorti però che ad un certo punto di Rogue One, Jyn Erso nomina, sulla base imperiale di Scarif, una tecnologia dal nome “tracciatore iperspaziale”. Capiamo quindi, collegando i film, che suddetta tecnologia era già in fase di sviluppo ai tempi dell’Impero, e che il Primo Ordine l’ha poi successivamente perfezionata e messa in atto.

Tutta la sequenza relativa a Kylo Ren intento a pilotare il suo caccia per sferrare un attacco all’incrociatore della Resistenza è un enorme riferimento ad Episodio I quando Anakin si ritrova, suo malgrado, a pilotare un caccia di Naboo nella battaglia spaziale attorno alla stazione della Federazione dei Mercanti: infatti Kylo esegue delle azzardate manovre a spirale, esattamente come fece il nonno in quella occasione. Segno che condivide col nonno anche la stessa sfrontatezza e abilità a pilotare caccia. Inoltre, Kylo spara dei missili all’interno dell’incrociatore nemico, proprio come Anakin nella stazione della Federazione. In generale, questo film contiene enormi (e ben più palesi di questo) rifermenti a situazioni già viste in passato, che è inutile anche evidenziare.

Leia in versione “Superman/Mary Poppins” è sicuramente una scena un po’ troppo esasperata, anche se potrebbero esserci delle attenuanti e delle spiegazioni: non è infatti una novità in Star Wars, considerando che Plo Koon in una puntata di The Clone Wars resiste nello spazio. Leia, dal canto suo, anche se dopo la caduta dell’Impero non ha scelto la via dei Jedi come suo fratello, essendo figlia di Anakin potrebbe aver avuto la forza necessaria a resistere a quelle condizioni e spingersi verso la nave anche grazie al blando addestramento ricevuto da Luke. È potente nella Forza, esattamente come lo era suo fratello che con pochissimo addestramento distrusse la Morte Nera senza computer di bordo. Insomma, non sapevamo in effetti quanto Leia potesse essere potente. Questa scena ce lo ha dimostrato.

La visione di Rey nella grotta, similmente a quella di Luke nella caverna in Episodio V, ci mostra la chiave della sua identità: mentre Luke scoprì un possibile legame con Darth Vader nonché la presenza di un Lato Oscuro in sé stesso, Rey, in un’ambientazione kubrickiana/kafkiana disturbante, vede infinite versioni di sé, divise in passato, presente e futuro. Simbolicamente questo sta ad indicare che lei stessa è la chiave della sua vita e delle sue azioni passate, presenti e future. A conferma di ciò nello specchio vede proprio questo: alla domanda “Mostrami i miei”, lo specchio mostra due figure oscure che si uniscono in una, mostrando poi lei stessa. Questo appunto sta a significare che l’importante non è la sua provenienza, ma la sua essenza. A questo punto ora diventano chiare le parole di Maz Kanata in Episodio 7 quando disse a Rey: “Tu già conosci la risposta. L’appartenenza che cerchi non è dentro di te, ma davanti a te.”. E alla luce di tutto questo io per primo mi sento stupido ad aver fatto mille congetture sulla sua identità in questi due anni, specie se poi vado a pensare alle primissime parole che sentiamo nel primissimo trailer de il Risveglio della Forza“Chi sei?” – “Nessuno.”.  Chapeau autori, ci avete fregato alla grande!

La connessione mentale tra Rey e Kylo Ren, per le modalità in cui è avvenuta e per come si è sviluppata nella trama, è stata estremamente affascinante e particolarmente bella. I dialoghi a distanza tra di loro sono davvero intriganti e talora molto profondi, fino a culminare in un contatto vero e proprio a distanza, sottolineato da un gran pathos musicale. Questo legame particolare tra i due tiene col fiato sospeso specialmente nella scena del trono con Snoke, prima e dopo il combattimento con le guardie pretoriane, siccome a causa di esso non si sa mai cosa accadrà, se si alleeranno o no. Tale connessione inoltre, nonostante sia stata dapprima indotta da Snoke, vediamo che continua ad esistere lo stesso, dato che alla fine del film essi si “guardano” un’altra volta con un leggero tocco di malinconia. La loro connessione dunque è legata alla loro essenza di esseri duali nella Forza. Infine, questa particolare connessione mentale tra i due mi ha ricordato molto un recente film manga giapponese, Your Name, che consiglio vivamente. E non è l’unica cosa che ho notato avere in comune questo film con il mondo del cinema orientale: in genere infatti, tutte le sequenze su Ahch-To sanno molto di atmosfere Miyazakiane, con esseri strani e surreali contornati da un’ambientazione quasi mistica (l’isola sacra) e panorami cupi/crepuscolari.

Il cameo di Yoda è stato davvero molto ben fatto e realizzato: ho apprezzato che sia stato riprodotto come un muppet, cioè come in effetti lo avevamo visto l’ultima volta cronologicamente. Inoltre, ha dispensato ancora una volta delle perle di saggezza, forse la frase più bella che abbia mai detto: “Il più grande maestro il fallimento è. Noi siamo il terreno su cui essi crescono. Il più grande fardello di un maestro questo è.” In questo modo ha suggerito a Luke che il suo fallimento non doveva essere la scusa per allontanarsi, ma l’occasione per trasmettere ancora saggezza alle nuove generazioni che lo venerano, convincendolo a fare ciò che farà alla fine.

I libri sacri dei Jedi sono stati recuperati da Rey prima che Yoda distruggesse l’albero sacro: si vedono infatti all’interno del Falcon alla fine del film. Si presume che li leggerà e li userà per auto istruirsi sulla Forza. Luke si era deciso a bruciarli siccome voleva distruggere ogni traccia dei Jedi dalla galassia in modo da evitare di nuovo che si commettessero gli stessi errori, avendo visto che anche Rey era simile a Kylo. Insomma, si è sentito nuovamente perso e smarrito come quando provò ad uccidere Kylo. In ogni caso sarà Yoda stesso a bruciare l’albero, per dichiarare ufficialmente e simbolicamente morta la fallace vecchia religione Jedi, siccome “quei libri molta saggezza contengono, ma niente che la giovane Rey già di suo non sa”.

Kylo Ren, alla faccia di chi lo dipingeva come “non all’altezza di Star Wars”, sta diventando un personaggio iconico e soprattutto nuovo, un villain diverso, non oscuro al 100% e proprio per questo interessantissimo. Un antagonista che in questo film ha cacciato fuori gli attributi nella maniera più eclatante possibile: uccidendo in quel modo astutissimo il suo maestro oscuro Snoke. Kylo è stato uno dei pochi apprendisti in Star Wars a uccidere il proprio maestro. La scena della morte di Snoke e la successiva alleanza tra Rey e Kylo nel combattimento contro le guardie pretoriane è già tra le mie preferite di tutta la saga! Con Rey e Kylo continuamente connessi ma non ancora definitivamente amici/nemici. Un dualismo destinato a continuare in Episodio IX. Non vi riuscite a capacitare della morte “stupida” di Snoke per un essere potente come lui e di cui non sappiamo nulla? Vi sembra una cosa inaccettabile mai vista? Pensate allora all’Imperatore: nella trilogia classica, lasciando da parte i prequel, non sappiamo nulla di lui, appare solo in due film di cui in uno appare solo come ologramma (come Snoke in Episodio 7), e nell’altro muore ucciso in modo ridicolo sollevato da terra come un baccalà dal suo apprendista che lo tradisce. Quindi perché ora ci scandalizziamo tanto? Tra l’altro la scena della morte di Snoke è profondamente diversa: mentre Vader uccide Palpatine per amore verso suo figlio, Kylo uccide Snoke per una sua ribalta personale. Mica male per uno che veniva preso in giro da tutti, Snoke compreso. La morte di Snoke è stata un evento necessario per sottolineare che in questa trilogia il vero villain è Kylo Ren e non Snoke. Probabilmente la sua figura, nonché il Primo Ordine e i Cavalieri di Ren, saranno approfondite in altre opere.

Rose Tico è un personaggio carino, molto Disneyano per la sua sensibilità a dire il vero, ma che nel film non stona e regala con Finn una sottotrama godibile. Tutta la sequenza su Canto Bight (il pianeta Montecarlo), da molti additata come inutile (perché poi in effetti tutti i loro sforzi si concludono in un nulla di fatto), è stata il pretesto per introdurre in Star Wars altri concetti nuovi ed importanti. Tra questi quello del è tutto una macchina, concetto attuale come non mai e che fa riflettere su molti aspetti di come funziona la guerra in generale. Ancora, abbiamo lo sfruttamento minorile e degli animali; la denuncia alla società ricca ed effimera che specula sulle disgrazie della guerra. Per la Resistenza invece, mai come stavolta si è avuta la sensazione che i ribelli stessero veramente nella disperazione più totale, senza la minima speranza. In Episodio IV erano certo messi male, ma c’erano comunque gli X-Wing a cercare di compiere un’impresa disperata; in Episodio VI e VII stessa cosa. Qui invece per la prima volta i ribelli sono stati ridotti a poche decine, rintanati in una caverna senza uscita, con 10 AT-M6 di fronte e con un cannone della Morte Nera puntato su di loro. Senza la minima speranza dopo che il ridicolo tentativo di controffensiva con quegli speeder era fallito e che gli alleati non rispondevano. Ecco allora che a quel punto che spunta la Speranza, anzi “Una Nuova Speranza”: Luke. Di nuovo lui, come in Episodio IV.

Luke muore per via dell’eccessivo sforzo della proiezione di persona per un tempo prolungatissimo, cosa mai fatta prima d’ora da nessun Jedi/Sith. Una dimostrazione eccezionale di quanto potente Luke fosse diventato. Si può morire per una cosa del genere? A quanto pare si, basta infatti riguardarsi il film e fare attenzione alle parole di Kylo Ren quando dice a Rey, durante la prima volta che si connettono: “Non farlo. Lo sforzo potrebbe ucciderti.”. L’inganno di Luke poteva essere scoperto sia dal fatto che usava la spada laser di Anakin (rotta poco prima), sia dal fatto che non lasciava impronte rosse sulla superficie del pianeta, sia dal fatto che portava un diverso taglio di capelli e un diverso abito (probabilmente si proiettò con lo stesso aspetto che aveva al tempo del tradimento di Ben). La morte di Luke avviene in un modo tra l’altro assolutamente poetico e coerente con la saga: nel momento finale, infatti, ha capito esattamente il volere della Forza, e si è sacrificato per gli altri, diventando un unicum con essa. Proprio come fece Obi Wan per far scappare lui sul Millennium Falcon; come Yoda, dopo aver investito Luke del titolo di ultimo degli Jedi; come Anakin dopo aver riportato finalmente l’equilibrio nella Forza. Tra l’altro la sua morte ricorda molto, a livello contestuale, proprio quella di Obi Wan: entrambi infatti ingaggiano un duello personale con il villain di turno per distrarlo e permettere ai suoi compagni di scappare, per poi morire e diventare un tutt’uno con la Forza.

A mio parere, gli autori ci hanno ingannato anche attraverso la traduzione del titolo del filmThe Last Jedi. Nonostante sia ufficiale la traduzione “Gli Ultimi Jedi”, penso sia più corretto intenderlo al singolare, poiché Luke alla fine dice chiaramente: “… E io non sarò l’ultimo Jedi!”, per poi spostare la scena su Rey che solleva le rocce, segno che l’ultimo Jedi è lei. A mio parere hanno voluto prendere in giro il mondo intero, tanto poi a loro che gliene frega, nella loro lingua “Last Jedi” può essere sia singolare che plurale, dunque ora per loro può intendersi come singolare. Tra l’altro per gli anglofoni tale cosa è stata sicuramente un’emozione in più, ovvero capire il vero senso del titolo da quella frase. Il film in sé sembra visivamente quasi autoconclusivo, specie la scena finale: questo giova sicuramente ad estrarlo come “singolo” (facendo un paragone musicale), ma forse nell’economia della saga avrei fatto un finale meno “visivamente conclusivo” e più aperto, come dovrebbe essere quello di un film centrale di una trilogia. Sto comunque parlando di un aspetto visivo più che di significato, perché a livello di storia è ancora apertissimo come ampiamente detto sopra. Con meno domande rispetto a il Risveglio della Forza, ma comunque aperto e con un grande hype per episodio IX.

Come già detto, il bambino che alla fine prende la scopa con la Forza, è lo stalliere del pianeta Canto Bight al quale Rose lascia l’anello della Resistenza. Il significato di quella scena finale è strettamente legato a quanto detto da Luke: la Forza non è una prerogativa dei Jedi, e saranno le nuove generazioni a comprendere questo aspetto e soprattutto la filosofia dell’equilibrio. Quest’ultima sequenza è strettamente legata a tutto il significato della nuova trilogia, e in particolare a Rey, la quale scopre la Forza in maniera istintiva sia grazie al suo “risveglio” ma anche grazie alle storie ascoltate su Luke e i Jedi.

Ecco quindi che il bimbo “nessuno” ascolta anch’egli con passione ed emozione le storie di “Luke Skywalker, maestro Jedi!” raccontate dal suo compagno esaltato dalle imprese di questo eroe dotato di poteri straordinari. Lentamente, giorno dopo giorno, egli scopre di avere dentro sé quella stessa energia, la Forza, da poter controllare. Ecco quindi che lo vediamo afferrare la scopa con la Forza, guardando il cielo con speranza e determinazione e impugnando la mazza come fosse una spada laser. Tirando le somme, a mio parere il film ha dei pregi che compensano ampiamente i difetti visti. Una pellicola che è riuscita a legare tradizione con innovazione, audacia e rispetto del passato, ma soprattutto Episodio VIII è il film che ha gettato le basi per una conclusione epica di tutta la saga di Star Wars, trilogia classica, trilogia prequel e serie animate, facendone emergere il filo conduttore occulto che legava tutto: la Forza e il suo Equilibrio.

di Luca Melorio 

tratto da https://insolenzadir2d2.it/

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