Rebels – Jedi Night: un puro capolavoro starwarsiano

Lo sapevamo. Sapevamo tutti che sarebbe successo. Già il titolo dell’episodio, “Jedi Night”, era piuttosto esplicito, ma l’intera struttura dell’episodio sembrava puntare fin da subito verso la sua inevitabile, struggente conclusione. Eppure, quella che è andata in onda stasera è stata una delle più belle storie di Star Wars mai create. Dave Filoni ci aveva già abituati a grandi colpi da maestro, in numerosi momenti di Clone Wars e poi con l’indimenticabile duello fra Vader e Ahsoka nel finale della seconda stagione di Rebels, a mio avviso uno dei migliori in assoluto della saga, film compresi. Ma con la morte di Kanan siamo andati oltre, e questa serie da molti definita “per bambini” ha toccato vette che solo poche scene delle pellicole cinematografiche erano riuscite a raggiungere.

L’ho temuto per tutto l’episodio, a partire dalla fuga dalla base imperiale costellata di momenti di esilarante dolcezza, che Filoni ha davvero pennellato sullo schermo. Poi quel “ti amo” rimandato continuamente, infine il bacio sulla cima del deposito di combustibile, mentre i camminatori si avvicinano, lenti e inosservati, nell’ombra della raffineria. E lì ho capito. E’ stato quasi peggio di vedere la lama instabile di Kylo Ren penetrare nel petto di Han in Episodio VII, peggio di vedere i fucili dei cloni uccidere Ki-Adi Mundi durante l’Ordine 66. Il fuoco che divampa e al centro lui, Kanan Jarrus, Cavaliere Jedi, che chiede alla Forza un ultimo atto disperato per salvare la sua famiglia, per salvare la donna che gli ha appena, finalmente, confessato il suo amore.

E lì, sull’orlo dell’oblio, la Forza gli fa il dono di poterla guardare un’ultima volta. Il mio cuore si è fermato per un attimo, poi l’esplosione ha cancellato tutto. Ma la cannoniera imperiale rubata no, quella si è salvata, perché Kanan è riuscito a spingerla via, lasciando che le fiamme lo consumassero al posto dei suoi amici. Infine, quella scritta “Star Wars Rebels”, nera su bianco, come un pugno nello stomaco a dirti che sì, è successo. Ceneri grigie attraversano lo schermo e io resto lì, impalato, con le lacrime a rigarmi le guance.

L’episodio successivo scorre come in un sogno lucido. Ma riesco ancora a piangere assieme a Hera, che aggiunge i resti dell’holocron di Kanan al suo kalikori. Così lui “sarà sempre parte della mia famiglia”. Il lutto è insopportabile, ed è difficile non dare ragione a Zeb e Sabine, che vogliono cercare vendetta su un Impero che non sono mai arrivato a odiare così tanto. Ma alla fine, anche il nostro buon Lasat ferma la propria mano, prima di massacrare di botte Rukh.

Cosa rimane, una volta asciugati gli occhi, di questi primi due episodi del finale di Rebels? Innanzitutto, un esempio fulgido di come il nuovo canone di Star Wars sia un’unica, meravigliosa storia dove le vicende dei personaggi e dei pianeti si intrecciano inestricabilmente. Così, vediamo Thrawn e Tarkin parlare del progetto “Stardust” del direttore Krennic, ritenuto ancora un’idea folle e dispendiosa. Poi, la consapevolezza di aver appena assistito ad uno dei momenti più tragici e belli dell’intera saga, e al sacrificio estremo di un personaggio che non dimenticheremo facilmente e che entra di diritto nell’olimpo dei grandi eroi di Star Wars.

Dopo lunedì sera, definire ancora Rebels (e Clone Wars) come qualcosa di infantile, in qualche modo inferiore ai film, di “serie B”, credo sia impossibile. Dave Filoni ha dimostrato una volta di più di essere un grandissimo narratore, il che fa ben sperare per i prossimi progetti già annunciati in casa Lucasfilm e che lo coinvolgeranno direttamente. E ora, non ci resta che aspettare il finale di questa meravigliosa serie, che sicuramente ci riserverà ancora molte sorprese.

Che la Forza sia con te, Kanan Jarrus. Ovunque tu sia.

Valentino Notari

About Valentino Notari

Sono fan di Star Wars fin da quando avevo 4 anni e mio padre mi fece vedere la Trilogia Classica in VHS. Nel tempo libero faccio cosplay e sono un aspirante scrittore di romanzi fantasy e sci-fi.

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