Siamo tutti Xennial

xennial

O almeno così ci definisce Dan Woodman, professore associato all’Università di Melbourne, noi che siamo nati a cavallo tra “Una nuova Speranza” e il “Ritorno dello Jedi”, tra il 1977 e il 1983, noi che abbiamo vissuto i favolosi anni ’80, che siamo passati indenni dal Commodore 64 alla Play 4, noi che abbiamo assaggiato lo strano trillo dei modem prima delle flat adsl, noi che avevamo ICQ prima di Whatassp; noi che diventavamo grandi su Postalmarket non sulle cam. Noi, secondo Woodman, abbiamo visto la fine di un’era analogica e l’inizio di un’altra digitale passando da registrare le canzoni dalla radio sulle cassette fino a creare le playlist su Itunes.

Abbiamo avuto un’infanzia serena senza guerre, o almeno non le conoscevamo, non abbiamo avuto i social per cinguettare live la caduta di Berlino ma eravamo già grandi e vaccinati alla caduta delle Torri Gemelle. Noi ci chiamavamo al telefono per darci un appuntamento (i ragazzi di Satyrnet avevano l’appuntamento fisso alle 22 in Piazza dei Quiriti a Roma), ma non potevamo sapere di un ritardo di un amico o di un contrattempo senza prima vederci e, in caso, preoccuparci.

Come dice il professor di Melbourne noi “non abbiamo il pessimismo della Generazione X e nemmeno l’ottimismo dei Millennial”, ma ne abbiamo passate tante e ci siamo dovuti adattare: in Italia (e non in Australia) la nostra generazione ha subito più che goduto tante nuove leggi e situazioni sociali: non abbiamo fatto il militare ma siamo state le vittime sacrificali della nuova maturità, abbiamo imparato a guidare senza cintura obbligatorio per poi arrenderci ai punti sulla patente che ci ricordavano tanto “Out-Run”; l’università è stata un dramma identitario, tra “vecchi” e “nuovi” ordinamenti; quando ci siamo avvicinati al lavoro abbiamo affrontato per primi il cessare delle tutele e di tutti i diritti che godevano coloro che venivano prima di noi per non parlare delle pensioni …

Noi abbiamo letto da piccoli un futuro che poi abbiamo potuto vedere, troppo presto, realizzato nei nostri occhi: un futuro che abbiamo ereditato privandoci delle regole del gioco che abbiamo dovuto reinventarci. Ma forse siamo stati così bravi proprio grazie all’educazione che abbiamo ricevuto, e non ci riferiamo solo quella famigliare / scolastica (noi siamo stati gli ultimi a prendere le bacchettate!) ma quella mediatica, che per primi abbiamo assimilato: una cultura nuova, ruggente, feroce, completa, profonda e molto cruda fatta di cartoni animati giapponesi (giudicati ora 30 anni dopo: non adatti ai bambini!) e eroi cinematografici come nessun’altra generazione ha avuto. Grazie Indiana Jones, Grazie Luke Skywalker, Grazie Kenshiro, Grazie Cavalieri di Bronzo, Grazie Go Nagai, Grazie piccola Georgie o amorevole Sara, Grazie Lady Oscar, Grazie MacGyver: grazie a tutti voi per averci dato la forza di affrontare questo cambiamento epocale di cui non siamo stati gli artefici ma, sicuramente, gli alfieri!

About Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, presidente di Satyrnet, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come una delle prime realtà che hanno promosso il fenomeno made in Japan, Satyrnet, in oltre 15 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di settore. Il portale www.satyrnet.it e la sua vastassima community online sono tutt'ora uno dei punti di riferimento per gli appassionati. Gianluca Falletta ha partecipato alla produzione del Festival del Fumetto di Romics, RomaComics & Games, Gaming e Cartoon Days e ora collabora con i principali festival italiani quali LuccaComics & Games, Milano Cartoomics e Napoli Comicon. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events, una delle più importanti agenzie di eventi al mondo, Gianluca si occupa di creare ride e parchi di divertimento a livello internazionale e ha participato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World e Luneur Park cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico.

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