

Un’intera generazione di fan di Star Wars ha sviluppato un riflesso automatico ogni volta che vede comparire Grogu sullo schermo. Succede una cosa stranissima, quasi chimica. Anche il nerd più cinico, quello che passa le giornate a discutere online sulla continuity canonica o sul perché l’Impero avesse design più cool della Nuova Repubblica, a un certo punto si scioglie completamente davanti a quel minuscolo esserino verde che beve zuppa spaziale come un gremlin intergalattico. E forse è proprio questo il segreto del fenomeno The Mandalorian: aver riportato Star Wars a una dimensione emotiva, sporca, western, silenziosa e incredibilmente umana, pur raccontando galassie lontanissime.
L’arrivo di The Mandalorian and Grogu al cinema dal 20 maggio sembra quasi il completamento naturale di qualcosa che i fan aspettavano da anni, perché diciamolo apertamente: Din Djarin e Grogu non sono più “personaggi Disney+”. Sono diventati parte integrante dell’immaginario pop contemporaneo, come succede raramente. Li trovi nei cosplay delle fiere, nelle reaction TikTok, nelle cover kawaii in stile anime, nei portachiavi appesi agli ita bag pieni di acrylic charm e perfino nei setup RGB delle streamer su Twitch. Ormai Grogu è ovunque, ma senza aver perso davvero quella sensazione da creatura misteriosa comparsa quasi per caso in una taverna polverosa della Outer Rim.
Panini Comics, ovviamente, lo sa benissimo. E infatti sta cavalcando questo ritorno cinematografico con una raffica di uscite che sembrano costruite apposta per colpire ogni tipo di fan possibile, da chi vive di fumetti Star Wars da vent’anni a chi magari ha scoperto l’universo di Lucas proprio grazie alle atmosfere da space western della serie con Pedro Pascal. La cosa che mi ha colpita davvero, però, è quanto queste proposte riescano a parlare linguaggi diversi senza sembrare operazioni fredde di marketing. Hanno quell’energia da merchandise fatto da gente che conosce davvero la community nerd.
Il volume gigante dedicato a Star Wars: The Mandalorian sembra quasi uno di quei tomi da collezione che vedi negli scaffali degli appassionati hardcore accanto agli artbook giapponesi pieni di sketch e concept art. Cinquecentocinquanta pagine di adattamento fumettistico delle prime due stagioni non sono una roba che compri “tanto per”. È uno di quei volumi che profumano di serata nerd totale, cuffie addosso con soundtrack di Ludwig Göransson in loop mentre fuori piove e tu rimani bloccata per ore a riguardare tavole e dettagli come una pazza. E poi Din Djarin funziona da morire sulla carta stampata, forse persino più che in live action in certi momenti, perché quella sua natura da cavaliere solitario, quasi da ronin sci-fi, si sposa benissimo col linguaggio del fumetto.
A me fa impazzire soprattutto il modo in cui The Mandalorian ha assorbito suggestioni da anime e videogiochi senza dirlo apertamente. Alcune scene sembrano uscite da Cowboy Bebop, altre ricordano certi RPG narrativi malinconici dove attraversi pianeti desertici raccogliendo missioni secondarie e legandoti lentamente ai personaggi. Din e Grogu hanno quell’energia da duo improbabile tipica di tantissime opere giapponesi: il guerriero emotivamente chiuso e la creatura apparentemente fragile che gli distrugge lentamente tutte le difese interiori. Funziona sempre. Sempre.
Ed è forse per questo che l’idea dell’adattamento manga di The Mandalorian sembra così naturale. Onestamente? Sorprende quasi che ci abbiano messo così tanto. L’Omnibus dedicato alla prima stagione ha proprio quell’estetica da manga “mattoncino” che ti viene voglia di infilare nello zaino e portarti ovunque, anche solo per leggere due capitoli in metro fingendo di essere ancora una studentessa che scopre nuovi fandom. Otto-cento e passa pagine in bianco e nero sono una dichiarazione d’amore bella aggressiva verso il pubblico manga addicted, e sinceramente io adoro questa contaminazione continua tra immaginario giapponese e Star Wars occidentale.
Perché alla fine Star Wars ha sempre flirtato con il Giappone. George Lucas prendeva ispirazione dai film di Kurosawa, gli anime hanno saccheggiato l’estetica space opera per decenni e oggi tutto torna indietro in una specie di gigantesco cerchio nerd che si autoalimenta. Guardare Grogu reinterpretato attraverso sensibilità manga ha quasi qualcosa di inevitabile, come se il personaggio fosse nato apposta per diventare una mascotte trasversale tra fandom diversi.
Poi vogliamo parlare del fatto che l’adattamento manga della seconda stagione sia realizzato da un team creativo italiano? Questa cosa mi manda completamente fuori di testa in senso positivo. Cristian Polizzi e Francesco Matteuzzi stanno praticamente mettendo mani su uno degli universi pop più iconici del pianeta, e da italiana nerd questa cosa mi rende stranamente orgogliosa. Anche perché negli ultimi anni si percepisce sempre di più quanto artisti e autori italiani stiano entrando in circuiti internazionali geek con una naturalezza che dieci o quindici anni fa sembrava fantascienza pura.
La seconda stagione di The Mandalorian, poi, è quella che ha definitivamente trasformato la serie in un gigantesco parco giochi emotivo per fan Star Wars. Jedi, Mandaloriani, creature assurde, pianeti alieni, ritorni iconici, momenti che hanno fatto esplodere Twitter alle tre di notte. Eppure, in mezzo a tutto quel caos fandomico, la relazione tra Din e Grogu rimane sempre il centro assoluto. Forse perché è una storia sulla famiglia trovata, sulla protezione, sul diventare vulnerabili in un universo che ti obbliga continuamente a essere spietato. Temi che funzionano ovunque, anche fuori dalla bolla nerd.
La parte più tenera di tutta questa ondata Panini, però, arriva probabilmente con i prodotti dedicati ai lettori più piccoli. E lo dico senza ironia. Vedere Grogu trasformarsi in protagonista di libri LEGO Star Wars, attività creative e giochi da edicola fa uno strano effetto a chi è cresciuta con i vecchi magazine pieni di gadget improbabili infilati nella plastica trasparente. Ha qualcosa di nostalgico ma anche rassicurante. Significa che Star Wars continua ancora a creare nuovi fan.
Il libro LEGO con Grogu e la carrozzina sospesa sembra letteralmente progettato per distruggere la resistenza emotiva di qualsiasi collezionista. Perché magari lo compri “per i bambini”, poi però finisce inevitabilmente sulla tua scrivania accanto alle figure Funko, ai manga e alle photocard K-pop. Succede sempre così. I fandom sono ecosistemi strani. Entriamo per una cosa e dopo qualche mese ci ritroviamo sommersi da merchandising, lore, meme interni e traumi condivisi.
E il quaderno giochi di Grogu? Energia pura da sabato mattina anni Novanta ma remixata per Gen Z e Alpha. Poster, attività, colori, accessori… praticamente il tipo di pubblicazione che da piccola avrei consumato fino a distruggerla. Oggi magari la community vive molto più online, tra Discord, TikTok edit e fancam assurde montate sulle soundtrack degli anime, ma il bisogno di avere qualcosa di fisico legato ai propri personaggi preferiti non è sparito mai davvero.
Forse è questo che continua a rendere The Mandalorian così forte anche dopo anni. Non parla soltanto agli appassionati storici di Star Wars. Riesce a entrare in dialogo con chi ama gli anime malinconici, con chi vive di videogiochi narrativi, con chi costruisce cosplay per mesi, con chi colleziona manga e figure, con chi passa le notti a discutere di lore nei gruppi Telegram nerdissimi. Din Djarin e Grogu sembrano personaggi capaci di attraversare community diverse senza perdere identità, e onestamente non succede spesso.
Adesso sono super curiosa di vedere che atmosfera avrà davvero The Mandalorian and Grogu al cinema, perché il passaggio dalla serialità streaming al grande schermo cambia completamente le regole del gioco. Però una cosa la sento già: ritrovarsi di nuovo davanti a una sala piena di fan Star Wars che reagiscono insieme agli stessi momenti potrebbe avere un effetto emotivo devastante. Un po’ come tornare a casa dopo una lunghissima quest secondaria.
E conoscendo questo fandom, ho la sensazione che il vero delirio debba ancora iniziare.
L’articolo The Mandalorian and Grogu: i fumetti Panini Comics che riportano Star Wars nella galassia dei fan proviene da CorriereNerd.it.











