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Claudia Morelli, 18 anni di cosplay e creatività: la storia di Periwinkle Corner tra artigianato, fandom e passione autentica

Diciotto anni trascorsi tra stoffe, cartamodelli, personaggi immaginari diventati sorprendentemente reali e amicizie nate davanti a un palco o durante una fiera. La storia di Claudia Morelli, conosciuta nella community cosplay come Periwinkle Corner, racconta qualcosa che va ben oltre la capacità di realizzare un bel costume: parla di un modo di vivere la cultura nerd che affonda le proprie radici nella creatività, nella condivisione e nel desiderio di sentirsi parte delle storie che abbiamo amato. Una passione cresciuta insieme a lei, trasformata nel tempo in una professione artigianale e rimasta profondamente legata a quell’emozione che soltanto chi ha indossato almeno una volta i panni del proprio personaggio preferito può comprendere davvero. E mentre il cosplay italiano continua a cambiare, oscillando tra spettacolarizzazione, professionismo e algoritmi social, la sua esperienza ci invita a recuperare qualcosa che forse, inseguendo fotografie perfette e migliaia di follower, abbiamo rischiato di lasciare indietro.

Come nasce una cosmaker? Dai costumi di Carnevale alla magia di Lucca Comics & Games

Il rapporto di Claudia con i costumi comincia molto prima della scoperta del cosplay. I suoi genitori sono entrambi sarti e già durante la primissima infanzia realizzavano per lei abiti di Carnevale curati e fantasiosi. Crescere circondata da tessuti, cuciture e creazioni sartoriali significa familiarizzare presto con un concetto affascinante: un personaggio immaginario può prendere forma attraverso il lavoro delle proprie mani. Manga e videogiochi arrivano grazie agli amici e ai cugini, che le fanno conoscere un universo narrativo destinato a diventare parte integrante della sua identità. La svolta avviene nel 2007, durante la sua prima visita a Lucca Comics & Games. Davanti a quelle persone capaci di trasformarsi liberamente nei protagonisti delle storie amate, Claudia scopre finalmente che il Carnevale può durare tutto l’anno. Dal 2008 comincia a realizzare i propri cosplay con il sostegno dei genitori, imparando progressivamente a lavorare in autonomia, sperimentare materiali e perfezionare tecniche. Quella curiosità iniziale si trasforma in una competenza concreta, fino alla realizzazione di costumi su commissione e all’apertura di una propria attività artigianale in provincia di Firenze.

Anche il nome scelto per raccontare il suo lavoro custodisce un piccolo frammento di infanzia nerd. Periwinkle Corner nasce infatti dall’incontro tra il cognome di una famiglia di streghe appartenente all’universo letterario di Fairy Oak, saga fantasy di Elisabetta Gnone particolarmente amata da Claudia durante l’infanzia, e la parola inglese corner, angolo. Un luogo virtuale tutto suo, inizialmente nato su Facebook e poi approdato anche su Instagram, dove raccogliere creazioni, esperimenti e personaggi. È un nome che conserva una sensibilità quasi fiabesca, perfettamente coerente con una passione che continua a trasformare la fantasia in qualcosa di tangibile.




















Che cosa significa realizzare un cosplay artigianale con oltre 160 costumi all’attivo?

I numeri raccontano una carriera notevole: più di 50 personaggi interpretati e oltre 160 costumi realizzati su commissione, senza contare le riproduzioni multiple. Tra queste spicca il costume di Anakin Skywalker, protagonista della saga di Star Wars, richiesto anche da clienti negli Stati Uniti. Ma ridurre il lavoro di Claudia alle quantità significherebbe ignorarne l’aspetto più interessante. Il suo approccio parte dall’osservazione minuziosa dei design originali, dalla ricerca delle proporzioni, delle texture e dei particolari che rendono immediatamente riconoscibile un personaggio. La sartoria rappresenta naturalmente una componente fondamentale, affiancata dal prop making, ovvero la costruzione di oggetti scenici e accessori, spesso realizzati attraverso lavorazioni in foam. Ogni progetto richiede soluzioni differenti e la disponibilità a imparare continuamente qualcosa di nuovo.

Naturalmente, anche una cosmaker esperta può avere una lavorazione poco amata. Nel caso di Claudia si tratta delle parrucche, spesso affidate ad amici o wigmaker professionisti. Una scelta che racconta anche l’importanza della collaborazione all’interno della community: riconoscere le proprie preferenze e valorizzare le competenze altrui non diminuisce il valore di un progetto. Quanto ai tempi necessari per costruire un costume, chiunque abbia frequentato una fiera conosce bene il leggendario panico dell’ultima settimana, quello in cui macchina da cucire, colla e caffeina sembrano diventare membri ufficiali del team. Claudia conosce anche questa dimensione, ma ricorda che non esiste una durata universale per realizzare un cosplay. Alcuni progetti possono nascere in pochi giorni, altri richiedono settimane o periodi ben più lunghi, soprattutto tra lavorazioni complesse, rifiniture e asciugatura delle vernici. Allo stesso modo, non esiste una tecnica obbligatoriamente più difficile delle altre: ciascun cosplayer sviluppa capacità e inclinazioni differenti, dalla sartoria al trucco, dalla costruzione degli accessori all’interpretazione scenica.

Perché Pepa Madrigal e Jinx sono diventate così importanti per Claudia?

Tra decine di trasformazioni, due personaggi occupano un posto speciale nella sua storia. Pepa Madrigal, protagonista di Encanto, il film Disney del 2021, rappresenta un legame profondamente personale. La donna capace di influenzare il meteo attraverso le proprie emozioni, sempre premurosa e impegnata a mantenere ogni cosa sotto controllo, riflette aspetti nei quali Claudia riconosce parte di sé. È uno degli elementi più belli del cosplay: scegliere un personaggio non significa necessariamente ammirarne soltanto l’estetica, ma talvolta riconoscersi nelle sue contraddizioni, nelle fragilità e perfino nei piccoli difetti.

L’altra figura è Jinx, uno dei personaggi più tormentati e amati di Arcane, la serie animata ambientata nell’universo videoludico di League of Legends. Dietro l’aspetto esplosivo, l’energia imprevedibile e le invenzioni distruttive, Claudia ha trovato una personalità vulnerabile, capace di suscitare empatia proprio attraverso le sue contraddizioni. Questo progetto ha assunto inoltre un significato particolare grazie alla possibilità di interpretare Jinx insieme a una cara amica nei panni di Vi, sua sorella nella storia. Un’occasione per trasformare due cosplay in un’esperienza condivisa, capace di aggiungere all’impegno artigianale anche un forte coinvolgimento emotivo.

Come è cambiato il cosplay italiano tra social network, professionismo e ricerca della popolarità?

Il racconto di Claudia diventa particolarmente interessante quando attraversa quasi vent’anni di trasformazioni del fandom italiano. Chi frequentava le convention nei primi anni Duemila ricorda quanto fosse complicato trovare costumi già pronti, parrucche specifiche o materiali adatti. Si recuperavano tessuti, si modificavano vestiti, si chiedeva aiuto alle nonne, alle sarte del quartiere o a qualche amico particolarmente abile con il bricolage. Il cosplay era soprattutto sperimentazione collettiva, un’attività ancora relativamente di nicchia che favoriva incontri spontanei e collaborazioni. Bastava cercare online altri appassionati dello stesso anime per ritrovarsi qualche settimana dopo a condividere un’intera giornata in fiera con persone mai incontrate prima.

La progressiva popolarità del cosplay ha cambiato profondamente questo scenario. Oggi esistono negozi specializzati, artigiani professionisti, fotografi, truccatori, wigmaker, eventi fotografici dedicati e opportunità lavorative impensabili per molti appassionati della prima generazione. Un’evoluzione che ha contribuito a riconoscere il valore economico e creativo di competenze precedentemente considerate semplici hobby. Claudia, tuttavia, osserva anche le contraddizioni di questa crescita. La centralità dei social e dell’immagine ha favorito, in alcuni ambienti, una competizione fondata sulla popolarità e sull’aspetto estetico, rischiando di oscurare il lavoro di chi costruisce i propri costumi o ama soprattutto interpretarli.

È una riflessione che merita attenzione, perché essere un bravo cosplayer e ottenere visibilità online sono due cose molto diverse. Un costume tecnicamente straordinario non è automaticamente destinato a diventare virale, così come una fotografia molto apprezzata non racconta necessariamente il percorso creativo che la precede. Gli algoritmi misurano interazioni, non ore di lavorazione, capacità artigianale o coraggio personale. E sarebbe un peccato trasformare una pratica nata per celebrare le proprie passioni in una continua valutazione della propria popolarità.

Lucca Comics & Games 2026 può segnare il ritorno allo spirito originario del cosplay?

L’esperienza vissuta da Claudia durante Lucca Comics & Games 2026 sembra averle restituito una sensazione positiva. Dopo anni in cui la dimensione competitiva e la ricerca della visibilità le erano apparse sempre più dominanti, ha percepito tra le nuove generazioni il desiderio di tornare a indossare un costume soprattutto per divertirsi, stare insieme e condividere una passione. Una lettura personale, naturalmente, ma significativa soprattutto considerando il percorso di chi frequenta il settore dal 2007.

Non è casuale che l’edizione 2026 di Lucca Comics & Games, dedicata al tema Legacy, abbia dato ampio spazio alle community e alla trasmissione delle competenze creative. Perché l’eredità più importante del cosplay italiano non consiste soltanto nei costumi spettacolari o nelle performance premiate, ma nelle conoscenze che passano da una generazione all’altra e nelle relazioni costruite attorno a un immaginario condiviso.

Claudia custodisce inoltre ricordi particolarmente affettuosi dei raduni cosplay che, una decina di anni fa, rappresentavano occasioni preziose per ritrovarsi anche lontano dalle grandi manifestazioni. Incontri relativamente semplici, organizzati per trascorrere una giornata insieme, scattare qualche fotografia, partecipare a quiz sugli anime e condividere un pranzo. Nessuna necessità di costruire contenuti perfetti per Instagram, nessuna ossessione per le visualizzazioni. Soltanto persone felici di ritrovarsi e quella malinconia dolce che arriva alla fine di una giornata trascorsa troppo velocemente. Tra i luoghi che continuano a rappresentare questa dimensione affettiva, Claudia ricorda Lucca, ormai una seconda casa, Napoli Comicon, il Festival del Fumetto di Novegro e soprattutto La Fortezza del Cosplay, evento fotografico ospitato alla Fortezza delle Verrucole, in Garfagnana, al quale ha partecipato fin dalla prima edizione.

Il vero valore del cosplay può essere misurato in like?

Il messaggio che Claudia Morelli desidera condividere nasce proprio dall’incontro tra esperienza personale e osservazione della community. I social network rimangono strumenti straordinari per conoscere appassionati lontani, confrontare tecniche, scoprire artisti e mantenere vive amicizie nate durante gli eventi. Il problema comincia quando follower e visualizzazioni diventano l’unico parametro attraverso cui giudicare il proprio talento.

Claudia ricorda con ammirazione persone salite sul palco indossando costumi imperfetti, magari costruiti con pochi mezzi, ma animate da una voglia contagiosa di divertirsi. La precisione sartoriale, la qualità dei materiali e la performance restano elementi fondamentali nelle competizioni, ma non dovrebbero mai trasformarsi in barriere capaci di scoraggiare chi vuole semplicemente partecipare. Il cosplay appartiene anche a chi prova, sbaglia, ricomincia e trova il coraggio di mostrarsi agli altri. È questo il senso del suo incoraggiamento: non arrendersi davanti ai numeri, non confondere la popolarità con il proprio valore e ricordare che ogni costume racconta una storia personale, indipendentemente dalla quantità di persone che lo fotografano.

Forse la cosa più bella del percorso di Periwinkle Corner sta proprio nella continuità tra quella bambina che aspettava Carnevale con entusiasmo e la professionista che oggi realizza costumi destinati anche all’estero. Sono cambiate le tecniche, le piattaforme e le possibilità offerte dal settore, ma il desiderio di dare vita ai personaggi amati è rimasto lo stesso. E allora vale la pena raccogliere il suo invito: non mollate, siete voi l’anima del cosplay!

E voi come avete vissuto l’evoluzione del cosplay italiano? Vi mancano i piccoli raduni spontanei oppure pensate che le nuove generazioni stiano costruendo una community ancora più aperta e creativa? Raccontateci le vostre esperienze e i personaggi che vi hanno accompagnato nel tempo. Continuate a condividere la vostra passione seguendo CorriereNerd.it su Instagram, partecipando alla community di Satyrnet su Facebook e scoprendo le iniziative dedicate alla cultura nerd su Satyrnet.it. Perché le storie più belle del cosplay sono ancora quelle che possiamo costruire insieme.

L’articolo Claudia Morelli, 18 anni di cosplay e creatività: la storia di Periwinkle Corner tra artigianato, fandom e passione autentica proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

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